# La scuola del piacere: smettere di «funzionare» e tornare a sentire

> Il piacere si impara: conoscenza del corpo, liberazione dai tabù, comunicazione e «sano egoismo», oltre il modello della prestazione. Un saggio.

- URL: https://piaceredonna.ch/blog/la-scuola-del-piacere/
- Autrice: Christine Rihs, Pedagogista sessuale e Sexological Bodyworker (CSB-IISB®)
- Pubblicato: 2020-09-17
- Lingua: italiano

Una scuola del piacere? Ma il nostro istinto non sa già cosa fare? In realtà no: seguire gli impulsi non basta per ottenere dal sesso ciò che ci fa **davvero** piacere. Il piacere **si impara** — attraverso la conoscenza del corpo, la liberazione dai tabù, la comunicazione e un sano orientamento al piacere invece che alla prestazione.

Una scuola del piacere? Ma il nostro istinto sa benissimo cos’è necessario fare per provare piacere. **A cosa serve allora una scuola?**

Di sicuro questi interrogativi hanno attraversato i pensieri di molti di voi: quando si parla di sessualità si tende a pensare che un forte istinto dominerà tutto. E a tal proposito, ammetterete quanto **questo istinto possa essere fallace e riduttivo**, perché finalizzato a guidarci nel fare sesso solo per generare un erede. Seguire i propri impulsi **non è dunque una garanzia sufficiente** per ottenere dal sesso quello che ci fa veramente piacere.

Esistono scuole di ogni genere: di teatro, di danza, di contabilità, di tennis, di cucina, di musica, di guida — e allora **perché non occuparci anche del piacere?** Una scuola che metta l’accento **non sul rendimento, bensì sul piacere**.

## Gli ingredienti del piacere

**La conoscenza** della risposta sessuale, propria e di quella del partner. La comprensione delle differenze tra la sessualità femminile e maschile (desideri, fantasie, aspettative, reazioni, linguaggio, interpretazioni). La scoperta dei propri desideri e di quelli dell’altro.

**La liberazione** dalla normalità, perché nella sessualità non esiste una norma, ma solo individualità — e di conseguenza la liberazione dai tabù e dai falsi miti che ci vengono imposti quotidianamente da media, film e riviste.

**La comunicazione** nell’ambito sessuale: saper ascoltare e comprendere i messaggi verbali e non verbali del partner. Esistono corsi e guide sulla comunicazione, certo, ma difficilmente includono l’intimità e la sessualità.

**Il sano egoismo** — può sembrare strano, lo so — che ci autorizzi a concentrarci sul nostro piacere, con un orientamento verso il piacere e non verso la prestazione fisica.

## Nasciamo sapendo provare piacere

Abbiamo una **capacità innata di percepire il piacere**: sin dalla nascita sappiamo distinguere ciò che ci fa benessere da ciò che ci crea disagio. Già i neonati si fanno sentire e sviluppano strategie per ottenere ciò di cui hanno bisogno. Ma man mano che cresciamo **impariamo ad adeguarci**, a zittire, a limitare, a normalizzare il nostro comportamento.

## Il mito della prestazione

Nella sessualità siamo spesso messi a confronto con un modello che non corrisponde alle nostre esigenze: uno stereotipo di **corpi perfetti e performanti** che vivono super orgasmi, senza problemi, senza bisogno di parlare dei propri desideri. Modelli che seguono il percorso standardizzato descritto dagli studi di **Masters & Johnson** del 1966, che costruiscono la risposta sessuale umana in quattro fasi fisiologiche: eccitazione, plateau, orgasmo e risoluzione.

Senza togliere alcun merito a questi due grandi pionieri, non bisogna dimenticare che quello è il *loro* modello — e che il modo di vivere e provare piacere è **impossibile da standardizzare**. Quello schema descrive un decorso che ci fa sentire **inadeguati e scadenti** quando non riusciamo a seguirlo. Un modello che riduce l’interazione sessuale alla penetrazione — performante — orientata a un chiaro obiettivo da raggiungere (l’orgasmo), in cui dimentichiamo di chiederci se stiamo ottenendo davvero ciò che desideriamo.

## Liberi, ma più soli

Viviamo in un’epoca di **grandi libertà sessuali**: tutto è possibile, purché consenziente e senza nuocere ad altri. Ma questa libertà ha reso la sessualità più complicata e le **aspettative sempre più elevate e ambigue**: dovremmo essere sempre pronti, vogliosi, forti ma comprensivi, un po’ macho e amanti focosi ma sensibili; capire al volo i desideri del partner anche se non vengono comunicati.

Ecco perché è utile una scuola del piacere: per mettere l’accento sul piacere e **togliere la pressione della prestazione**. Per liberare la mente dalla funzionalità e **aprire all’intimità e alla vicinanza**. Per scoprire, decostruire, ampliare, nutrire ed entrare in contatto con noi stessi… e con i nostri partner.

## Domande frequenti

### Il piacere si può imparare?

Sì. Esistono scuole di danza, di musica, di cucina: perché non del piacere? L’istinto da solo non basta — è spesso fallace e orientato alla riproduzione, non al piacere. Imparare significa conoscere la propria risposta sessuale e quella del partner, liberarsi dai falsi miti e saper comunicare i propri desideri.

### Perché l’istinto sessuale non è sufficiente?

Perché seguire i propri impulsi non garantisce di ottenere dal sesso ciò che ci fa davvero piacere. L’istinto è nato per generare un erede, non per il benessere o l’intimità: per quelli servono conoscenza, ascolto e comunicazione.

### Cos’è il modello della prestazione nella sessualità?

È lo stereotipo — alimentato da media e film — di corpi perfetti che vivono «super orgasmi» seguendo un percorso standard (eccitazione, plateau, orgasmo, risoluzione, dal modello di Masters & Johnson del 1966). Ridurre il sesso a questo schema ci fa sentire inadeguati quando non lo seguiamo, e sposta l’attenzione dalla prestazione invece che dal piacere.

### Cos’è il «sano egoismo» di cui parli?

È l’autorizzazione a concentrarsi sul proprio piacere — può sembrare strano, lo so — orientandosi verso ciò che dà benessere e non verso la prestazione fisica. Non è egocentrismo: è la base per poter davvero condividere il piacere con l’altro.

## Fonti

Un saggio di Christine Rihs (PiacereDonna), pubblicato il 17 settembre 2020. Riferimenti: Masters & Johnson, *Human Sexual Response* (1966); Zilbergeld, *The New Male Sexuality* (1992); Sheri Winston, *Women’s Anatomy of Arousal* (2010); Schiftan, *Coming Soon* (2018).
