Una scuola del piacere? Ma il nostro istinto non sa già cosa fare? In realtà no: seguire gli impulsi non basta per ottenere dal sesso ciò che ci fa davvero piacere. Il piacere si impara — attraverso la conoscenza del corpo, la liberazione dai tabù, la comunicazione e un sano orientamento al piacere invece che alla prestazione.
Una scuola del piacere? Ma il nostro istinto sa benissimo cos’è necessario fare per provare piacere. A cosa serve allora una scuola?
Di sicuro questi interrogativi hanno attraversato i pensieri di molti di voi: quando si parla di sessualità si tende a pensare che un forte istinto dominerà tutto. E a tal proposito, ammetterete quanto questo istinto possa essere fallace e riduttivo, perché finalizzato a guidarci nel fare sesso solo per generare un erede. Seguire i propri impulsi non è dunque una garanzia sufficiente per ottenere dal sesso quello che ci fa veramente piacere.
Esistono scuole di ogni genere: di teatro, di danza, di contabilità, di tennis, di cucina, di musica, di guida — e allora perché non occuparci anche del piacere? Una scuola che metta l’accento non sul rendimento, bensì sul piacere.
Gli ingredienti del piacere
La conoscenza della risposta sessuale, propria e di quella del partner. La comprensione delle differenze tra la sessualità femminile e maschile (desideri, fantasie, aspettative, reazioni, linguaggio, interpretazioni). La scoperta dei propri desideri e di quelli dell’altro.
La liberazione dalla normalità, perché nella sessualità non esiste una norma, ma solo individualità — e di conseguenza la liberazione dai tabù e dai falsi miti che ci vengono imposti quotidianamente da media, film e riviste.
La comunicazione nell’ambito sessuale: saper ascoltare e comprendere i messaggi verbali e non verbali del partner. Esistono corsi e guide sulla comunicazione, certo, ma difficilmente includono l’intimità e la sessualità.
Il sano egoismo — può sembrare strano, lo so — che ci autorizzi a concentrarci sul nostro piacere, con un orientamento verso il piacere e non verso la prestazione fisica.
Nasciamo sapendo provare piacere
Abbiamo una capacità innata di percepire il piacere: sin dalla nascita sappiamo distinguere ciò che ci fa benessere da ciò che ci crea disagio. Già i neonati si fanno sentire e sviluppano strategie per ottenere ciò di cui hanno bisogno. Ma man mano che cresciamo impariamo ad adeguarci, a zittire, a limitare, a normalizzare il nostro comportamento.
Il mito della prestazione
Nella sessualità siamo spesso messi a confronto con un modello che non corrisponde alle nostre esigenze: uno stereotipo di corpi perfetti e performanti che vivono super orgasmi, senza problemi, senza bisogno di parlare dei propri desideri. Modelli che seguono il percorso standardizzato descritto dagli studi di Masters & Johnson del 1966, che costruiscono la risposta sessuale umana in quattro fasi fisiologiche: eccitazione, plateau, orgasmo e risoluzione.
Senza togliere alcun merito a questi due grandi pionieri, non bisogna dimenticare che quello è il loro modello — e che il modo di vivere e provare piacere è impossibile da standardizzare. Quello schema descrive un decorso che ci fa sentire inadeguati e scadenti quando non riusciamo a seguirlo. Un modello che riduce l’interazione sessuale alla penetrazione — performante — orientata a un chiaro obiettivo da raggiungere (l’orgasmo), in cui dimentichiamo di chiederci se stiamo ottenendo davvero ciò che desideriamo.
Liberi, ma più soli
Viviamo in un’epoca di grandi libertà sessuali: tutto è possibile, purché consenziente e senza nuocere ad altri. Ma questa libertà ha reso la sessualità più complicata e le aspettative sempre più elevate e ambigue: dovremmo essere sempre pronti, vogliosi, forti ma comprensivi, un po’ macho e amanti focosi ma sensibili; capire al volo i desideri del partner anche se non vengono comunicati.
Ecco perché è utile una scuola del piacere: per mettere l’accento sul piacere e togliere la pressione della prestazione. Per liberare la mente dalla funzionalità e aprire all’intimità e alla vicinanza. Per scoprire, decostruire, ampliare, nutrire ed entrare in contatto con noi stessi… e con i nostri partner.
Un saggio di Christine Rihs (PiacereDonna), pubblicato il 17 settembre 2020. Riferimenti: Masters & Johnson, Human Sexual Response (1966); Zilbergeld, The New Male Sexuality (1992); Sheri Winston, Women’s Anatomy of Arousal (2010); Schiftan, Coming Soon (2018).